Ambivalenza verso il bambino

La notizia di essere incinta molto spesso destabilizza la futura mamma
“Si voglio un figlio ma proprio ora !!!! non sono ancora pronta !”

Ci si accorge di essere in dolce attesa e possono nascere una serie di pensieri non tanto dolci ….

Accade che ci si scopra incinta e si sperimenti ambivalenza di sentimenti
“lo voglio / non lo voglio …”
voglio diventare madre / non voglio diventare madre….”

L’ ambivalenza si fa strada sia che il figlio sia voluto sia che arrivi senza essere stato cercato !

A volte si può desiderare la gravidanza ma non essere pronte per la maternità, o viceversa aver voglia di prendersi cura di un figlio ma non voler passare dal parto.
Non è detto che le due dimensioni siano allineate

Come scrive Pines (1972) “gravidanza e desiderio di maternità non sempre coincidono , dal momento che ci sono molte ragioni intrapsichiche che sottendo una gravidanza e che non hanno nulla a che fare con il desiderio di occuparsi e accudire un bambino …nel desiderio di un figlio può prevalere da un lato il bisogno narcisistico di provare che il proprio corpo funziona come quello della madre oppure prevalere la disponibilità ad occuparsi e prendersi cura di un bambino…….e necessario che questa disponibilità evolva e maturi affinché si possa realizzare una gravidanza psicologica

 

Quando è pronta una donna per partorire ?
Sicuramente il corpo va incontro ad importanti cambiamenti che destabilizzano l’immagine fisica della donna.

Il corpo ci mette 9 mesi di tempo per prepararsi al parto e questi 9 mesi preparano anche il terreno per una nuova organizzazione dell’identità materna della donna.

C’è una gravidanza fisiologica ed una gravidanza psicologica, quei 9 mesi servono anche alla parte emotiva e psichica per adattarsi all’arrivo di un bambino .

 

Gravidanza e maternità due aspetti separati di un continuum

Gravidanza e maternità non sono la stessa cosa, ci si aspetta che le due dimensioni nascano e crescano insieme, ma accade che seguano tempi differenti.
Sono due aspetti separati che possono coesistere o vivere ognuno di vita propria

Quando Gravidanza vince su maternità .                                                                                                                          

La gravidanza viene spesso vissuta come un momento bellissimo della vita. Si ha la sensazione di stare in uno stato di grazia, ci si sente in un’altra dimensione, si vorrebbe che non finisse più, che il pancione rimanesse per sempre. Intanto l’idea del parto resta sullo sfondo come qualcosa di oscuro che è bene tenere lontano. Oltre al parto c’è il timore e l’angoscia di ciò che prenderà avvio dopo.

Le soglie del parto sono costellate da ansie che possiamo definire sane. Sono normali tutte le domande che vengono “Potrò tornare ad essere la donna che ero?“, “Il bambino avrà malformazioni fisiche? Avrà traumi da parto?“, “Sopporterò il dolore del parto? Se morissi durante il parto?”

Più difficile invece da verbalizzare è quella contraddizione: “beh l’ho voluto io ma ora proprio non lo vorrei più”.

Quando Maternità vince su gravidanza.                                                                                                                                  

Si può aver una gran voglia di avere tra le braccia un bambino di cui prendersi cura senza dover passare dai fastidi, noie e dolori del corpo che cambia e che dovrà in qualche modo sperimentare dolore . Il tasso di cortisolo materno che va aumentando in modo eccessivo già nelle settimane precedenti il parto non aiuta l’irrorazione sanguigna della zone perineali e non faciliterà i processi di avviamento al parto se i timori sono tanti

Ambivalenza da tenere con sè

Ecco che quando le cose non sono allineate c’è Ambivalenza.
E cosa è l’ambivalenza? È provare sentimenti opposti contemporaneamente:
volere un bambino ma aver terrore di modificare il proprio essere, il proprio modo di vivere , la propria libertà, di non sapere come gestire questa nuova creatura…
è sperimentare sensazioni di rabbia, di sentirsi esauste, di voler riavvolgere il nastro e pensarsi madri “cattive” per questo.

Ma tutto questo può coesistere insieme , le cose possono andare anche in contemporanea. Non si è madri cattive se si pensano cose opposte . Si è madri “sufficientemente buone” come diceva Winnicott che vedono stravolgere tutto il loro mondo senza sapere a cosa vanno incontro . Va bene che ci sia tutto: bene e male insieme, gioia e paura insieme.

Passaggio alla maternità

Il passaggio dalla gravidanza alla maternità vede modificare in modo permanente alcuni aspetti.

1. Prima di tutto la propria individualità.
Le madri di oggi sono state cresciute a pensare in termini di realizzazione di se stesse e non lasciano volentieri la loro individualità, la difendono e vogliono mantenerla.
Il momento del parto segna un discrimine : c’è un prima e un dopo .

La donna non sarà più uguale a prima. Avviene una vera e propria modifica della sua configurazione mentale psichica .
Non esisterà più come persona singola e individuale ma diventerà qualcosa di più passando da un IO ad un NOI.

Certo l’individualità resta sempre ma con un figlio si arricchisce di una pluralità, come dice il proverbio: “Essere madre significa avere il cuore fuori dal corpo”.

In molti casi il passaggio da io individuale ad NOI viene vissuto come una maturazione.
Ma non diamo per scontato che nato il bambino, la madre sia pronta ad essere madre. C’è comunque da fare i conti con il proprio Io che chiede di essere considerato e ascoltato e  che necessita di tempo per entrare nella nuova configurazione di madre.

2. Una donna dopo il parto può cambiare il rapporto col proprio corpo.
Qualcosa può non essere andato secondo le aspettative:                                                                                                                                        aver sperimentato paura per la propria incolumità
                         la difficoltà e lunghezza del parto                                                                                                                                                           l’intenso dolore fisico
                         complicazioni connesse allo stato di salute del bambino
                         il timore che il corpo potesse distruggersi
inducono la donna a maturare sensazioni negative verso il parto.

La mamma può così evitare il primo incontro col bambino. In seguito a parti molto complicati e difficili, è come lo considerasse responsabile del suo malessere e di quanto accaduto. O non ha le forze per affrontare il primo incontro.

L’ambivalenza è un stato mentale ed emotivo difficile da tenere dentro di sé.
Come si fa sperimentare nella proprie viscere certe sensazioni e pensare altro?
“dovrei amare mio figlio perché così è naturale e invece sento solo disagio verso di lui, desiderio che non ci sia mai stato….”

Una madre che non vuol prendersi cura del bambino, è una madre stanca che ha bisogno di sostegno , di essere rassicurata, che potrebbe essersi spaventata, che non ha più chiaro cosa fare.
Evitiamo di giudicarla. La madre ci pensa già da sé a giudicarsi se le cose non sono “andate bene”. Ha sensi di colpa già per conto suo, si sente inadeguata senza che nessuno glielo dica.

 

Atteggiamento del servizio ospedaliero per favorire il primo contatto

L’atteggiamento del servizio ospedaliero può fare la differenza

Far sentire la mamma accolta può avere l’effetto di non incrementare quella rabbia , paura, tristezza che sta sperimentando. Prendersi cura della madre con pazienza ed esortarla delicatamente a creare un contatto col bambino , senza forzature.
Si può aiutare la donna a togliere energie da queste sensazioni e pensieri difficili, così da acquistare energia sufficiente per dirottarla sul bambino. Spesso le mamme raccontano di essere esauste dopo il parto, di non avere le forze. Sarebbe un grande aiuto pratico ed emotivo se il personale facesse da appendice alla mamma in modo quasi impercettibile, pronto a svanire non appena la madre torna a prendersi cura del bambino.

I primi contatti col bambino sono densi di emozioni, sono carichi di emotività richiedono veramente tanta energia da parte della donna e molta delicatezza nell’ambiente intorno, così da non destabilizzare la costruzione del primo relazione tra madre / bambino.

Un buon avvio è importante per accogliere il bambino “reale”, con tutte le sue necessità di nutrimento, di riscaldamento, rassicurazione, affetto e attenzione continua .

Il primo contatto non durerà un giorno ma accompagnerà tutta la vita SOSTENIAMOLO.