Favorire l’attaccamento genitori-figli: lo studio
Scrivo questo articolo dove sintetizzo liberamente uno studio scientifico molto importante, “Ossitocina e attaccamento” di Annamaria Moschetti, Maria Luisa Tortorella, Pediatri di famiglia, ACP Puglia e Basilicata, che vi invito a leggere.
L’attaccamento prima a livello ormonale
L’ Ossitocina è l’ormone che crea il “legame amoroso” tra due esseri umani. Grazie all’ossitocina si sperimentano quelle emozioni che aumentano la voglia di stare vicini e di non interrompere mai il legame. E infatti nel rapporto sessuale, nel parto, nell’allattamento viene prodotta molta Ossitocina.
La natura le ha studiate proprio tutte! Grazie all’ossitocina la mamma ed il padre rimangono uniti in una coppia stabile per prendersi cura del piccolo. Prima lo concepiscano sperimentando un grande piacere. Poi accade che la madre si innamori perdutamente del suo bambino per accompagnarlo per tutta la sua crescita.
E’ troppo indispensabile prendersi cura di questo essere appena nato. Viene al mondo ancora molto immaturo nel suo sviluppo psico-fisiologico e totalmente dipendente.
L’ora dopo il parto è importante per l’attaccamento.
Durante il parto, la testa del feto che cerca di uscire distende la vagina e la cervice uterina. In questo momento avviene un picco di ossitocina che fa contrarre l’utero e spinge fuori il feto.
L’ora dopo il parto è molto importante perchè avviene uno scambio, invisibile agli occhi, ma che influenzerà lo sviluppo di un sano attaccamento e della costruzione di una base sicura per il futuro adulto.
Sia la mamma che il neonato producono una grande quantità di ormoni dell’amore. Tra madre e bambino avviene un vero e proprio innamoramento. Per questo motivo dopo la nascita è bene che i neonati rimangano vicini alla madre.
Il picco dell’ossitocina dura per circa un’ora dopo il parto. In questo tempo la mamma riesce ad accogliere il neonato, nonostante l’estremo sforzo del parto. Poi saranno l’allattamento e la stretta vicinanza col bambino a mantenere alti i picchi dell’ormone.
In seguito, azioni molto piacevoli come le carezze, i massaggi, il calore sul corpo aiuteranno a produrre ossitocina !
Il bambino richiama il contatto con i genitori
Il bambino appena nasce è già attrezzato per accorgersi quando la sua sopravvivenza è in pericolo. Infatti lo fa capire molto bene: piange se separato dalla madre e si tranquillizza solo quando viene riavvicinato a lei . “È furbetto” diranno alcuni, “è la fisiologia” diciamo oggi, dopo tante ricerche e osservazioni.
Il pianto di un neonato non lascia indifferenti nessuno.
La mamma, in particolare, mostra una vera e propria reazione di stress con incremento del cortisolo e della frequenza cardiaca. Questo meccanismo la spinge ad attivarsi per rispondere al pianto del figlio e trovare immediata soluzione.
I papà non sono esonerati, anche loro vengono ultra attivati dalle urla del nuovo re della casa !
La natura ha dunque predisposto vari elementi per lo sviluppo del bambino, tutti con la funzione di favorire il contatto e la vicinanza:
- l’ossitocina predispone i genitori alle cure prossimali: tenere in braccio il bambino, coccolarlo, consolarlo, allattarlo a richiesta, trasportarlo addosso a sé, dormire vicino;
- il pianto del bambino attiva i genitori e li fa accorrere;
- il latte umano poco ricco di grassi e proteine, così che poppate frequenti e ravvicinate consentono una costante vicinanza alla madre. Latte che sarebbe stato diverso se geneticamente la madre fosse stata predisposta per stare lontana molte ore dal suo piccolo.
A livello evoluzionistico, lo stretto contatto col neonato è un comportamento che si è selezionato in migliaia di anni, come quello che maggiormente protegge il bambino e ne favorisce la crescita.
Invece, tenerlo distaccato per evitare di viziarlo, è frutto di una cultura che si è diffusa in occidente solo recentemente. Le migliorate condizioni di vita hanno aumentato una cultura del distacco, che non ha però riscontri a livello antropologico né di benessere reale del piccolo.