Perchè parlare di bambini con ADHD e problemi di sonno ?

Esiste forse una relazione tra ADHD e problemi di sonno ?

Ebbene si!  Il sonno è uno dei “superpoteri” più preziosi per i bambini: aiuta a crescere, a imparare cose nuove e a regolare le emozioni.

Ma nei bambini con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) si riscontrano spesso problemi di sonno. Per molti bambini con ADHD la notte può trasformarsi in una sfida con mamma e papà e diventare una vera e propria lotta .

Nei bambini con ADHD i problemi di sonno come si concretizzano ?

  • difficoltà nell’ addormentarsi
  • sonno agitato e poco ristoratore.

Il riposo notturno diventa un terreno difficile, con risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarsi o un sonno non rigenerante.

La mancanza di sonno può influire poi sull’attenzione , sull’umore e sul funzionamento quotidiano, ma  anche amplificare i sintomi stessi dell’ADHD, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.

 

Nei bambini il disturbo da deficit di attenzione e iperattività si esprime con :

  • disattenzione
  • iperattività
  • sbalzi d’umore
  • impulsività

I sintomi associati all’ADHD spesso diventano evidenti quando il bambino inizia la scuola.

Nei bambino con ADHD  i problemi di sonno tendono a differenziarsi in base ai diversi sottotipi di ADHD:

  • il sottotipo disattento / iperattivo e quello prevalentemente impulsivo/iperattivo, presenta una maggiore durata del sonno
  • il sottotipo prevalentemente disattento presenta sonnolenza diurna, insonnia iniziale, difficoltà nel mantenimento del sonno, terrori notturni rispetto al sottotipo iperattivo

 

 

Adesso voglio presentarti un caso reale, così che tu possa vedere cosa possiamo fare insieme per riportare in famiglia un buon sonno per tutti .

 

Un caso reale: la storia di Marco

Marco ha 9 anni ed ha avuto la diagnosi di ADHD. I suoi genitori raccontano che la parte più faticosa non è solo la gestione della sua energia durante il giorno, ma anche i momenti serali.

Ogni sera, quando arriva l’ora di andare a letto, Marco sembra “accendersi”: vuole giocare, fa fatica a stare fermo, trova mille scuse per rimandare il sonno. E’ ancora eccitato e non riesce a smettere di parlare di cosa ha fatto nella giornata o si perde così tanto in un libro o in un puzzle da non voler smettere e allora è una lotta fargli lavare i denti e mettersi il pigiama.

Quando finalmente si addormenta, il sonno è leggero e irrequieto: si gira spesso, parla nel sonno e capita che si svegli più volte. La mattina, al risveglio, è stanco e nervoso, con una soglia di attenzione ancora più ridotta.

I genitori di Marco hanno provato diverse strategie: routine serali più regolari, evitare di usare cellulare e tablet prima di dormire, attività calmanti come la lettura di una storia scelta da lui o musica rilassante.

Dopo tanti tentativi non andati a buon fine e momenti di frustrazione, i suoi genitori hanno deciso di farsi aiutare.

 

Cosa hanno pensato di fare i genitori di Marco?

Con il supporto della neuropsichiatra infantile di riferimento e di una psicologia esperta sul sonno, hanno costruito un percorso personalizzato che ha permesso gradualmente di migliorare la qualità del sonno di Marco.

 

La cosa nuova che i genitori di Marco hanno fatto è stato di focalizzarsi solo su questo ambito: il sonno !

 

Hanno reso il sonno un argomento di confronto con gli specialisti . Hanno chiesto che fosse inserito tra gli aspetti della vita del figlio da tenere sotto osservazione. Non è stato più tralasciato, perchè considerato qualcosa di secondario.

Già solo questo passo ha permesso ai genitori di non sentirsi più soli nel gestire il momento del sonno.

Si sono sentiti parte di un training che li allenava ad aiutare il figlio a dormire . Questo ha consentito loro di buttare via tutti i sensi di colpa, le autocritiche e l’incolparsi a vicenda.

 

Quali strategie per migliorare il sonno?

Hanno imparato alcune strategie non solo serali ma che includevano il pomeriggio e addirittura l’impostazione della settimana:

      • hanno imparato a creare un ambiente prevedibile e regolare mantenendo gli stessi orari per i pasti, compiti , gioco e il dormire;
      • il pomeriggio è stato organizzato con momenti di sport (deciso col bambino) e momenti di attività con qualche amico o col nonno, con cui hanno organizzato di risistemare la cantina! E la sera poi Marco aveva il compito di dare una mano nella preparazione della cena;
      • hanno organizzato gli spazi per tutte le sue cose in modo che Marco sapesse autonomamente dove fosse il posto di ogni cosa e rimettere in ordine a fine giornata era diventata una routine rilassante, poichè mandava il messaggio al suo sistema nervoso che poteva rallentare e anche Marco si calmava;
      • hanno eliminato le bevande contenenti caffeina nel pomeriggio;
      • hanno concordato con Marco il tempo ai videogiochi nel tardo pomeriggio e pattuito di tenere spenta la TV nell’ora prima di andare a letto;
      • nell’ora prima di andare a dormire hanno individuato delle attività estremamente tranquille che lui poteva fare: colorare dei mandala, leggere libri che amava, guardare il suo album di figurine preferito, giocare con le sue lego per un tempo stabilito;
      • hanno costruito un posto speciale dove Marco poteva andare a rifugiarsi quando ne aveva bisogno;
      • la mamma ha insegnato a Marco ad utilizzare l’orologio e dei timer per scandire i tempi, soprattutto quelli dei compiti, di gioco e di transizione tra un’attività e l’altra;
      • nella routine Marco ha chiesto che venissero inseriti 10 minuti di coccole coi suoi genitori;
      • per la sua cameretta hanno acquistato aromi che favorissero il sonno come la lavanda e selezionato musiche rilassanti da tenere di sottofondo durante l’addormentamento. Marco aveva scelto suoni della natura, suoni ASMR, suoni bianchi .

Non è stato un cambiamento immediato, ma giorno dopo giorno Marco ha iniziato a dormire meglio… e la famiglia ha cominciato a respirare un po’ di più.

Cosa racconta la storia di Marco? 

che sono necessarie tante azioni finalizzate a gestire un sistema nervoso  già per natura ipereccitato e iperallertato.

Creare un ambiente il più possibile prevedibile costruito con il bambino aiuta nell’intento di calmare lo stato di iperattivazione.

Marco ha preso parte attiva, si è sentito protagonista e allo stesso tempo più libero di muoversi in casa secondo i suoi ritmi, senza dover sentire tutte le sere le urla dei genitori che gli dicessero cosa fare.

 

Perché tanti problemi di sonno nei bambino con ADHD?

Un sonno disturbato è molto comune nei bambini con ADHD che fanno fatica a “spegnere il cervello” la sera ed i pensieri si affollano proprio quando il corpo deve stare fermo.

Le ricerche mostrano che i problemi di sonno si ritrovano in oltre la metà dei bambini con ADHD .

Alcuni motivi possono essere:

  • Iperattività serale: difficoltà a “spegnersi” e rilassarsi.
  • Alterazioni nei ritmi circadiani: l’orologio biologico interno può essere meno sincronizzato.
  • Ansia o pensieri intrusivi: frequenti nei bambini con ADHD.
  • Difficoltà a controllare l’impulsività : difficoltà a calmarsi, portando a una resistenza all’ora di andare a letto e a un conseguente ritardo nell’addormentamento.

Inoltre, i bambini con ADHD possono preferire ritmi circadiani serali e un possibile ritardo nell’aumento della melatonina endogena.

 

Come sostenere i bambini (e i genitori)

Non esiste una formula magica valida per tutti, ma le buone pratiche restano sempre quelle che aiutano a calmare il sistema nervoso anche di bambini molto piccoli :

  • PREVEDIBILITA’ con una routine serale chiara e ripetitiva , stessi orari e stessi piccoli riti (pigiama, storia, coccola o attività tranquille).
  • RILASSAMENTO : si sottovaluta quanto già solo delle luci soffuse mandino il messaggio che la giornata volge al termine
  • NEUTRALITA’ DEGLI STIMOLI meno schermi possibile prima di dormire così che la luce di tablet e TV non stimolino il cervello.
  • SONNO BEN NUTRITO : evitare sostanze eccitanti come  zuccheri o contenenti caffeina.
  • AMBIENTE POVERO DI STIMOLI meno distrazioni possibili in camera da letto : camera da letto = dormire = sonno
  • AIUTO PROFESSIONALE in caso di difficoltà persistenti  ( ci sono anch’io che mi occupo di sonno)

 

Un passo alla volta

La storia di Marco ci ricorda che dietro ai risvegli notturni e alle fatiche del sonno non ci sono “capricci”, ma un bisogno reale di supporto. Con pazienza, strategie adeguate e l’aiuto dei professionisti, è possibile migliorare la qualità del sonno e, di conseguenza, la qualità della vita di tutta la famiglia.

 

Aiutare un bambino a dormire meglio significa aiutarlo a vivere meglio le sue giornate, a scuola, con gli amici e in famiglia.

 

Foto di RDNE Stock project