Il contatto vizia o fa bene ?

Si parla tanto di contatto col proprio bambino, ma cosa vuol dire ?

Per chiarirci vi dico cosa intendo io :

  • mamma e papà sono presenti,

  • rispondono prontamente alle richieste che il loro piccolo esprime attraverso il pianto,

  • lo coccolano,

  • lo tengono vicino a sè,

  • lo carezzano,

  • gli sorridono,

  • sono capaci di comprendere quando vuole i suoi momenti di autonomia e lasciargli possibilità di fare esperienza.

Tutte azioni semplici che il genitore fa con naturalezza e così senza che lo sappia, facilita l‘accrescimento delle aree cerebrali del figlio.

Ma come le carezze di mamma è papà favoriscono la crescita del cervello del proprio figlio e non lo viziano ?

 

 

Il contatto che sviluppa le aree cerebrali

Il bambino quando si sente protetto, sostenuto e sperimenta una relazione di piacere con i genitori, prova sensazioni di piacevolezza e la sua frequenza cardiaca aumenta.

Questo stimola il suo sistema nervoso simpatico che inizia la produzione di beta endorfine.

Queste sostanze chimiche, responsabili di produrre sensazioni di benessere e piacere nel corpo, vengono rilasciate nel cervello nella regione prefrontale, dove fanno innalzare i livelli di glucosio, ed il glucosio è responsabile di andare a costruire nuovo tessuto cerebrale.

Ecco come il piacere di vedere genitori entusiasti produce l’accrescimento del cervello!

Più sono le esperienze positive e gradevoli in età precoce più nel cervello si creano connessioni neuronali.

Di conseguenza più ampio è il numero delle connessioni, migliori sono le prestazioni neuronali, dunque le abilità del bambino e la sua competenza emotiva.

 

Occhi negli occhi

Quando si parla di contatto si pensa necessariamente a quello fisico, ma ne esiste un altro tipo che ha molta influenza ed è il contatto oculare . Presente fin dalla nascita, quando mamma e neonato si incontrano durante l’allattamento, si sviluppa maggiormente quando il piccolo fa i suoi primi spostamenti, quando comincia a gattonare e trova nello sguardo dei genitori un punto di riferimento, una guida.

Fino a 3/ 4 anni i bambini trovano negli occhi dei genitori un riferimento importante, ma è soprattutto quando iniziano a prendere le prime distanze fisiche che usano lo sguardo come bussola per orientarsi, per muoversi nello spazio e sapere se ci son pericoli, limiti da non valicare o se ci si può fidare di una persona nuova.

Anche attraverso il contatto oculare passa l’informazione per la crescita del cervello, il bambino quando vede le pupille dei genitori piene di amore e di orgoglio per i nuovi risultati che sta raggiungendo, riceve il messaggio che il sistema nervoso simpatico della madre o del padre sono attivati, quindi anche il suo si attiva e inizia il processo descritto sopra.

Magia ? no ! la capacità di amare si costituisce già dai primi mesi ed i genitori possono influire con il loro esserci, con la loro presenza, con la loro disponibilità emotiva.

 

Il contatto che non vizia

Molto spesso si attende l’entrata a scuola, pensando che in quell’ambiente acquisterà tutte quelle conoscenze per diventare “intelligente”. Ma già dalla nascita possiamo impartire ai nostri piccoli apprendimenti fondamentali attraverso azioni “semplici” .                                                                                                                                                                    Stare con lui, dedicargli tempo e attenzioni, non negargli contatto e cura quando richiesti rappresentano quella base sicura necessaria poi a fargli spiccare il volo al momento opportuno.

Ma quale è la sottile linea di demarcazione tra viziare e coccolare ? purtroppo le due azioni sono state confuse molto spesso confuse, ma la differenza è ben netta : coccolare è prendersi cura e prendersi cura è stare in sintonia e anche dare i limiti e non è viziare.

Coccolare , essere in sintonia col proprio figlio, provate empatia non vuol dire renderlo il re della casa che comanda incontrollato e viene accontentato su tutto ed ecco il viziare.

Coccolare è sviluppo della capacità di regolazione nei propri ritmi, pertanto anche dare regole, far conoscere i limiti, dire no.

 

 

 

Denise Pagano_ Psicologa