Alcune premesse

Quello che mi preme per prima cosa sottolineare è che una consulenza è un momento di confronto su un aspetto della vita col proprio figlio che ci mette in difficoltà, non va vista come una sconfitta.

Anzi direi che è un momento di forza in cui i genitori decidono che è arrivato il momento di fare qualcosa, di vederci chiaro, di tirar fuori tutte le risorse anche quelle che prima non si erano viste per affrontare la situazione.

Si parla di sonno problematico quando ci sono risvegli precoci o un sonno molto superficiale e l’addormentamento può arrivare a 30-45 minuti. O ancora quando i risvegli sono seguiti da difficoltà a riaddormentarsi . Ebbene tutto questo avviene per più di 3 notti a settimana per più settimane.

C’è da considerare che l’addormentamento è un momento delicato. Per il bambino rappresenta una reale separazione dai genitori e non sa quanto durerà , dunque può avere difficoltà a lasciarsi andare. Il bambino non ha chiaro il concetto di tempo e che ci si rivedrà il giorno dopo. Pertanto potrebbe non volersi staccare dalla mamma e papà e non voler cedere al sonno.

Come è strutturata una consulenza?

Ad un primo incontro chiedo se può partecipare tutta la famiglia, madre padre e bambino se possibile. Ascolto le motivazioni che hanno portato i genitori a richiedere una consulenza e faccio un’ampia intervista sul sonno del bambino e sui suoi ritmi circadiani, alimentazione , svezzamento se già attivo, sperimentazione dell’ autonomia durante il giorno, separazioni e altro.

Fatta una prima indagine, si concorda un obiettivo fattibile e si costruisce insieme ai genitori un percorso di intervento. Non esiste un pacchetto preconfezionato, ogni situazione e a sé e soprattutto va raggiunto il benessere di tutta la famiglia. L’intervento non deve essere a favore dei genitori o solo del bambino. Va considerato il nucleo nella sua interezza: “si vince” solo se insieme, altrimenti le cose non vanno bene.

Quanti incontri sono necessari?

Che tempi aspettarsi? è sempre una domanda difficile. La consulenza può essere fatta di 1 solo incontro, ma più spesso sono necessari più incontri. Quando si vogliono fare dei cambiamenti serve gradualità e monitoraggio per comprendere se stiamo procedendo bene o c’è da modificare qualcosa.

Il sonno del bambino è soggetto a continue evoluzioni. Nei primi 3 mesi il contatto e la vicinanza sono fondamentali, si esortano i genitori a praticare queste forme di accudimento senza timori di creare vizi. Le modalità di addormentamento prevedono una maggior vicinanza al corpo dei genitori se questi ne traggono piacere.

Dopo i 4 mesi di vita, si lavora più sulla promozione dell’autonomia, sia di giorno che di notte.  Accanto  ad un accudimento di contatto, si esorta ad affiancare momenti in cui il bambino è lasciato sperimentarsi da solo DI GIORNO. Sperimenta distacchi dai corpi dei genitori, così che può sperimentare DI NOTTE forme di addormentamento meno legate al contatto. E può cominciare ad addormentarsi nel suo lettino o separatamente dal suo caregiver.

Ma oltre ad aiutare i genitori ad adottare forme di accudimento più adatte all’età del bambino, ci sono tanti altri aspetti da considerare che si ripercuotono sul sonno. Le separazioni, le paure varie dei genitori, le immagini che hanno di sè come genitori la mamma ed il papà, tensioni familiari.

Ecco che non è così scontato liquidare la questione con 1 o 2 incontri, ma serve darsi del tempo per conoscersi, capirsi, sperimentarsi.

Il genitore non nasce già genitore, cresce col proprio figlio ed in modo diverso con ogni figlio.

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