Il vissuto del parto “andato male”

E’ un aspetto che ho notato nei miei incontri con le mamme. Il vissuto del parto andato male che entra nella relazione col sonno del bambino una volta arrivato a casa .

Non che sia male o bene, è un vissuto come un altro e come tale va considerato .

Tutti noi ci portiamo dietro e dentro di noi dei vissuti di quello che ci è accaduto nella vita. Il vissuto del parto è spesso tralasciato o poco considerato. Ma di per sé è un evento eccezionale, se ci pensiamo bene .

Il parto è un momento sconvolgente dal punto di vista fisico, emotivo ed ormonale. Sebbene sia un atto ripetuto da milioni di donne in tutto il mondo , è un evento prorompente. Segna un discrimine tra la donna prima e la donna dopo.

Il parto andato male è un parto che non va come sperato. E’ un parto turbolento, con momenti convulsi , in cui si fanno o si dicono cose sul corpo della donna. Allora il ripristino emotivo della mamma, oltre che fisico , richiede tempo.

Cosa intendo?

Intendo che succede di tornare a casa con zone del corpo doloranti in seguito a lacerazioni , tagli , forzature avvenute durante il parto. Ci può essere uno straniamento emotivo, la mamma si sente triste, stanca. Qualcosa che non è andato bene o le è stato detto la demoralizza. Poi c’è il dolore fisico che non ha spazio per la necessità impellente di dover stare dietro al bambino appena nato .

Insomma non si innesca la sincronia tra i tempi del bimbo e quelli della mamma. Quando la mamma vive la confusione e non sa cosa fare con questo esserino tra le braccia, la relazione diventa faticosa e difficile .

Il vissuto del parto andato male influenza il sonno del bambino.

 

Il vissuto del parto e sonno del bambino

Sonno bambino e parto andato male

Ma perché mi interesso al vissuto del parto andato male  ?

Le mamme a volte arrivano in consulenza riportando difficoltà di sonno del bambino. Durante l’anamnesi, quando chiedo del parto, emergono racconti terrificanti nel senso del terrore sperimentato.

Sensazioni dove realtà ed immaginazione si confondono. La donna in quel momento non ha coscienza piena di quanto sta succedendo, anche per i momenti convulsi . La mamma si trova in uno stato alterato di coscienza e frammenti di sogno si inseriscono nel ricordo creando un misto tra immaginato e realtà.

E spesso il ricordo è angosciante !

Ecco che concomitanti ai disturbi di sonno , a volte ci sono parti difficili, non andati bene. Parti in cui la mamma ha sperimentato emozioni forti di paura, angoscia, solitudine, vergogna o che le succedesse qualcosa di grave.

 

Ansia materna e parto andato male

Dagli studi si è visto che come la madre si vive il momento del parto influenza il bambino attraverso lo scambio ormonale che avviene .

La mamma può essere molto in ansia prima della gravidanza e questi livelli di ansia e dunque di cortisolo vanno ad influenzare il parto.

L’ansia è naturale con l’approssimarsi del parto: la paura per come andrà , se ci succederà qualcosa , se succederà qualcosa al bambino…. Come non avere questi pensieri, sono naturali e normali !

Quando però l’ansia non trova contenimento, aumenta, aumenta e livelli molto alti di ansia influiscono sulla capacità di lasciarsi andare al parto, di assecondare le ondate di dolore e di endorfina, di far transitare il feto nel canale uterino e dilatarsi.

D’altro canto, ci sono situazioni in cui la mamma non arriva con un’ansia eccessiva ma l’andamento del parto è tale che la mette in crisi. L’agitazione che percepisce intorno a sé, le fanno salire la paura e una sensazione di insicurezza .  Allora i suoi livelli di allerta si innalzano e c’è un rovinoso precipitare del parto  verso un ‘incontrollabilità di quanto sta avvenendo .

Un cesareo improvviso mette le madri in uno stato di ipervigilanza, di allarme e senso del fallimento. Questo porta le mamme a mollare e necessitare di più farmaci prima e dopo il parto , oltre ad affrontare il cesareo in stato di incoscienza .

Non è colpa delle madri !

Con quanto vi racconto, non voglio dire che le mamme hanno colpa di come è il bambino, so che il rischio è che la mente traduca subito con colpa .

Assolutamente non è questione di colpa:  se ognuna di noi riuscisse a controllare sempre i suoi stati d’animo e quanto gli accade, se avessimo il controllo di noi e della vita a tal punto da scegliere di controllare gli eventi ed essere sempre serene , allora sarebbe un altro mondo ….quello dei robot forse !

Nel nostro mondo le cose sono più complesse e succede che le situazioni accadono e le emozioni si creano, circolano, prendono forma, poi in base a quello che pensiamo ci portano ad adottare certi comportamenti .

Faccio l’esempio di una possibile situazione per capirsi meglio. Una mamma già di per sé ansiosa, si vive l’entrata in ospedale in solitudine , in un ambiente poco accogliente. Arriva il momento del parto e si sente insicura, sola, poco sostenuta , si trattiene, si dilata poco e ci sono difficoltà nell’espulsione del bambino. Quelli del reparto le urlano o le dicono di darsi una mossa . Non c’è accoglimento della mamma, della sua paura. Il bambino nasce e le viene lasciato subito in braccio, mentre è stremata.  A casa la mamma porta con sé della paure, delle recriminazione, dei sensi di fallimento che possono riemergere al momento di andare a letto ad esempio, al momento di addormentare il piccolo. Oppure le resta una sorta di ipervigilanza che non le consente di creare un legame sereno col suo bambino.

A casa, il vissuto del parto andato male lascai strascichi e la mamma potrebbe non essere del tutto presente. Nascono poi difficoltà di addormentamento o di risvegli frequentissimi. La mamma non ha tempo ed energie di leggere quanto sta accadendo. Agisce in automatico con quello che sa fare presto e bene per placare il pianto .

 

E allora il sonno del bambino come ne risente ?

Parti naturali o cesarei che vedono il corpo ferito, debilitano la madre e questo può ritardare la sincronia tra i segnali del bambino e la reattività della mamma.

La mamma reagisce più tardi rispetto le esigenze del piccolo.  Dunque è più difficile entrare in intimità col bimbo. Il bambino fatica a trovare una sua regolazione, resta in balia degli stati emotivi della madre che agisce a seconda del momento .

Oppure la mamma tiene il bambino legato a sé, sebbene il bambino abbia nuove necessità, non sostenendolo nel suo processo naturale di separazione.

Ancora la madre interviene in modo troppo solerte per delle sue paure ed il  bambino non ha la possibilità di fare le sue sperimentazioni .

 

A cosa può servire questo mio articolo?

Certo a non incolpare le mamme ! Ripeto le situazioni accadono .

Piuttosto a dire di non lasciar correre se il tuo vissuto di parto andato male ti ha lasciato strascichi.

Posso proporti alcune azioni che puoi fare da subito :

  • usare un diario e scrivere quello che pensi e provi
  • parlare con un’amica che ti dia ascolto espressamente su questo argomento
  • darti il tempo e lo spazio per rievocare il parto con altre donne e se possibile con una persona qualificata all’ascolto. Ad esempio con Centro Terramadre abbiamo organizzato l’evento  ” Il racconto del parto “
  • Se senti che la situazione del sonno col tuo bambino ti è scappata di mano chiedi una consulenza. Partendo dal sonno disturbato del tuo bambino, si possono andare a toccare aspetti di te rimasti celati . E se hai voglia ed è il momento giusto puoi decidere di andare ad approfondire.

 

Bene ti lascio con una mia idea: tutti i parti sono da celebrare che siano andati bene o male perchè sono un evento straordinario che mostra le potenzialità dell’essere umano ed in particolare della donna.

 

Se vuoi raccontarmi il tuo parto CONTATTAMI, ti aspetto !