I 5 compiti da realizzare in adolescenza

A cose normali l’adolescente ha dei compiti evolutivi da realizzare .

Prove e modifiche del suo comportamento da affrontare nel suo cammino evolutivo per approdare alla giovinezza.

Ben 5 compiti evolutivi da realizzare e non si tratta di compiti scolastici ma di passi insiti nell’essenza stessa dell’adolescenza, passi da compiere necessariamente per diventare grandi . Non si scappa !

Questa pandemia però è arrivata a gamba tesa ad ostacolare ognuno di questi compiti.

 

Ma quali compiti evolutivi ?

In primis il corpo

Uno dei primi avvenimenti ed il più influente che investe l’adolescente è la trasformazione del corpo.

Per la prima volta l’adolescente vede fallire quell’onnipotenza infantile che prima gli dava risposte. Il suo diventa un corpo sessuato e si trova di fronte ad eventi non più controllabili , dove non può scegliere. L ‘adolescente infatti non può scegliere quando avverrà la sua pubertà, non può scegliere l’assetto corporeo a cui andrà incontro, il tipo di corpo con cui avrà a che fare di lì a poco.

Sta a guardare il suo corpo che si trasforma sotto il naso senza poter far niente.

L’ adolescente si trova a dover integrare il concetto limite:

comincia a comprendere che a volte per ottenere qualcosa ci vuole fatica…. che a volte accadono cose che non vorremmo…… che non sempre possiamo scegliere quello che ci pare.

PRIMO compito evolutivo dell’adolescente allora è l’ accettazione del corpo sessuato: mi trovo un corpo che si modifica e non posso controllarlo , mi trovo a non poter scegliere e mi confronto con dei limiti. Che faccio mi oppongo o seguo , assecondo e modello questi cambiamenti o li contrasto?

Questo corpo è qualcosa di cui prendersi cura , per cui l’adolescente passa dall’essere un soggetto passivo di cure , di attenzione da parte dei genitori , a protagonista di come trattare il suo corpo.

 

Separazione / identità

La vita sociale dell’adolescente si arricchisce di attività ed incontri extra familiari, il suo mondo non è più solo il papà e la mamma, ci sono altri contesti a cui prende parte (lo sport, il gruppo di amici, l’associazione, il gruppo di studio, ecc.).

L’adolescente acquisisce nuovi ruoli sociali , esce dalla simbiosi con i genitori. Sperimenta così di essere un soggetto separato da loro , con altre preferenze.

Ecco che l’adolescente comincia a ascoltare visioni del mondo differenti da quelle che finora ha raccolto nella sua famiglia.

Ed è così che comincia a domandarsi a quali valori vuole aderire e a quali no, quali regole seguire e quali no, comincia a costruire un suo proprio progetto di vita.

L’ adolescente si cuce addosso un vestito dove vuole sentirsi comodo , a suo agio e prova tutti gli aggiustamenti necessari per confezionare al meglio questo vestito.

E’ durante questo processo di comprensione di quali valori, visioni del mondo , norme, seguire che prende le distanze dai genitori , non aderisce più in maniera acritica alle loro parole e richieste.

Ecco che avviene una sempre maggiore separazione dalle figure genitoriali.

SECONDO compito evolutivo da realizzare nell’adolescenza è proprio il processo di separazione dai genitori, processo che favorisce la costruzione di una identità privata e personalissima.

 

Il rapporto con i genitori si complessifica , i genitori diventano individui come gli altri con una loro biografia, con le loro scelte fatte, con i loro pensieri , vengono deidealizzati . Adesso diventa possibile confrontarsi con loro, piuttosto che dipendere dalle loro parole.

I genitori cominciano a perdere quell’ aurea di idealizzazione e di potenza che avevano agli occhi del figlio , non vengono più visti come portatori di verità assolute . Gli adolescenti trovano e cercano altre verità intorno.

 

E così approdiamo al TERZO compito evolutivo: la costruzione della propria identità.

 

Pensieri ed emozioni

L’adolescente non sceglie il processo trasformativo del suo corpo, ma percepisce il paesaggio interno che abita questo corpo: sensazioni , emozioni , pensieri. Ed in questo ambito, almeno, può esercitare un suo controllo , è padrone dei contenuti della sua mente , diventa proprietario della sua mente !

Il passaggio dalla non scelta alla scelta è proprio LI’ dove costruisce se stesso, una propria identità, una propria nuova identità .

Prendere contatto con i contenuti mentali personali consente di riconoscerli come propri e di notare che possono essere diversi da quelli degli altri o simili , ma comunque i miei sono i miei e quelli di un altro sono di un altro.

QUARTO compito evolutivo: percepirsi soggetto distinto ed unico.

Cogliere le emozioni, comprenderle, pensarle .

Solo quando prendo contatto con le emozioni, le penso, le fermo, le identifico, do significati e comprendo così la mia esperienza interna . Così mi conosco !

La mentalizzazione delle mie emozioni è un aspetto che comincio ad allenare in questo periodo.

Mentalizzo e mi conosco

 

Lo sguardo degli altri

Durante l’adolescenza come ci vedono i nostri amici , compagni di classe ha molta influenza.

Lo sguardo ESTERNO è fondamentale: come mi vedono gli altri , ciò che mi rimandano è cruciale in questa fase di costruzione della mia identità.

Molto della mia identità dipende da ciò che gli altri mi dicono e come mi considerano.

A volte per noi adulti è difficile accettare questo aspetto. Diciamo loro “pensa con la tua testa !” ma non è possibile. Gli adolescenti pensano anche con le teste del loro gruppo di pari . Spesso li vediamo soffrire per lo sguardo degli altri, che li squalifica, li denigra non possono farne a meno.

Ed è proprio il confronto con gli altri il QUINTO compito evolutivo.

 

Ed ora arriviamo all’impatto della pandemia…..

Il corpo come una camicia di forza

Il corpo in pandemia è stato preso di mira, considerato portatore di un virus letale.  Soprattutto il corpo dei giovani a rischio di positività asintomatiche è stato additato come pericoloso per le persone più care come nonni e parenti più anziani.

Allora i ragazzi hanno avuto a che fare con un corpo di cui non era possibile fidarsi perché poteva trasportare il virus senza saperlo ed infettare.

Un corpo da tenere distante dagli altri , che non poteva toccarsi con gli altri e andava protetto con delle mascherine. Ad oggi il vissuto della corporeità è stato estremamente influenzato dall’uso della mascherina. In molte situazioni trovarsi senza mascherina procura sensazioni di violazione della propria intimità.

Un corpo che è stato contenuto in spazi ristretti, che è stato rinchiuso in casa , a stretto contatto coi genitori , 24h su 24 , costretti a condividere spazio orari , abitudini. Proprio ora che cominciava ad emanciparsi .

Un corpo che si è trovato a non poter fare esperienze quotidiane reali, ma che ha avuto come unica modalità di relazione , di contatto una webcam

Strumenti utilissimi che hanno però anche ingigantito lo sguardo degli altri.

Un corpo che ha dovuto preoccuparsi allora di come presentarsi, di come apparire, che lo si poteva vedere solo in modo bidimensionale ed esisteva solo nella sua parte superiore. Beh una bella riduzione del corpo a piccola imamgine!

 

 

La socializzazione senza corpi

La socializzazione si è trasferita completamente nella rete, quindi in uno spazio fatto di assenza di corporeità.  Ad oggi il rischio è disabituarsi alla relazione. La gestione delle emozioni attraverso la webcam è meno impegnativa:  posso evitarla in qualsiasi momento, se ho un’emozione difficile da gestire posso scollegarmi e pensare subito ad altro , mi guardo un video o seguo i social e mi dimentico di quanto stavo sperimentando.

Il vivere in casa senza il confronto con gli altri ha reso difficile poter rispecchiare le proprie emozioni e mentalizzarle, prenderne coscienza e comprenderle. Ecco che sono diventati più facili gli agiti: agiti esplosivi come rabbia , ansia o assenza di agiti, anestesia come noia, tristezza, apatia.

 

La perdita di futuro

Un altro aspetto messo in crisi è stato il futuro. L’adolescenza è il periodo per eccellenza orientato verso la progettazione del futuro: si sogna di fare grandi cose e di diventare qualcuno, si sognano le mille possibilità che abbiamo di fronte.

Gli adolescenti hanno sperimentato un vissuto di progettualità bloccata, accompagnato dalla paura di abituarsi a vivere in questo modo.

E se le cose rimangono così?

Avrò possibilità di nuove occasioni … di mettermi in gioco?

 

Il lieto fine a tutto questo non sappiamo se ci sarà, potranno dirlo solo i ragazzi e le ragazze stesse.

Al momento sembrano essersi rimessi in marcia !